L'editoriale apparso all'indomani della morte del Nobel per la letteratura sull'Osservatore Romano fonda le sue radici sull'incapacità del mondo cattolico romano di rassegnarsi al fatto che uno scrittore proveniente dalla cattolicissima Spagna, anzi, per la precisione, dalla patria dei tre pastorelli a cui la madonna si rivelò nel 1917 con ben sei apparizioni, avesse così tenacemente sposato l'ateismo.Saramago era un marxista convinto e aderiva pienamente al materialismo storico teorizzato da Marx, anche se non proveniva da uno dei tanti paesi dell'est europeo,dove l'ateismo era una dottrina. Egli era anche un lettore attento della Bibbia della quale, però, non aveva compreso il carattere amorevole della natura di Dio e la sua natura di somma giustizia mista ad una infinita pazienza. L’interesse per il metafisico portò Saramago a scrivere “Il vangelo di Gesù Cristo” – nel quale Gesù è visto come un rivoluzionario umano, che si oppone alle ingiustizie sociali e alle prevaricazioni del potere – e il romanzo “Caino”.
In quest’ultimo libro la figura di Caino non è considerata in modo conforme al racconto biblico del libro della Genesi. Saramago sostiene che fu Dio a indurre in Caino il desiderio di uccidere suo fratello Abele.Troppo per uno scrittore conterraneo del grande inquisitore e cardinale dell'ortodossia Tomàs Torquemada.
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